Se non tutte le finestre sono quadri, ogni quadro è una finestra
Dal salotto dell’abitazione di Pina Gagliardi, dall’alto di Mergellina, si gode una splendida e luminosa vista su Napoli e il suo Golfo, una finestra che calamita su di sé, prima che altrove, ogni sguardo che poi, inevitabilmente, si dovrà posare sulle pareti di casa,ognuna col suo rispettivo quadro. Nello studio al piano terra invece non ci sono vedute di alcun tipo e l’unica finestra da cui entra un pò di luce sembra essere stata messa lì solo per permettere ad un grande dipinto in lavorazione per coprirla. Potremmo pensare che tutto ciò sia casuale: finestre e dipinti da qualche parte devono pur stare. In alcuni casi, piuttosto rari, le abitazioni si costruiscono o si adeguano in base alle opere d’arte o le opere d’arte si scelgono a completare l’arredamento e gli spazi, ancora vuoti, delle abitazioni. Solo in questi casi possiamo parlare di un rapporto razionale tra spazio e opera, vita e arte.Nel caso di Pina e della dislocazione dei suoi spazi non sembra esserci nessun rapporto razionale.
Ma se, nonostante ciò, non ci fosse nulla di casuale tra il luogo elettivo di quella finestra su Napoli e l’altrove del suo studio? Se cioè la relazione tra i luoghi dell’abitare e del dipingere di Pina non fosse frutto di un caso o della semplice circostanza per cui da qualche parte si deve pur vivere e dipingere?
E’ difficile stabilire, dell’esperienza di un artista, ciò che lo riguarda come un destino o ciò che gli appartiene per caso. Potremmo semplificare dicendo che la storia di ogni artista avvenga per un specie di combinazione irripetibile, dove circostanze e accadimenti fortuiti possono trasformarsi in “ scelte “ intenzionali, per quanto inconfessate: è quello che potremmo definire il carattere di un artista e della sua opera. Ovvero,è come se un artista sappia trasformare anche il caso e le circostanze della vita in un destino personale, che è poi la sua opera e la sua personalità rendono visibile. Un pò come avviene nella fisica quantistica, per cui anche il lancio dei dadi, le combinazioni dei numeri della roulette o l’estrazione dei bussolotti della tombola sono fenomeni fisici casuali solo a livello macroscopico, ma in realtà perfettamente calcolabili e misurabili a livello macroscopico.
Torniamo alla domanda iniziale: “ma se in un certo senso non ci fosse nulla di casuale?” Se cioè ci fosse un motivo, un’assonanza nascosta, un segreto per cui questi elementi ( lo spazio del vivere e quello del creare) fossero profondamente intrecciati tra loro? Se cioè l’opera di un artista fosse un modo concreto di unire realtà macroscopiche( il destino e il carattere ) a realtà macroscopiche ( il caso nello studio dove la pittrice dipinge e le circostanze )?
Proviamo a vedere allora le cose da un punto di vista differente. La finestra su Napoli non si trova nello studio dove la pittrice dipinge ma nel soggiorno della casa in cui vive. Nello studio si trovano invece i quadri che dipinge ma non una vera e propria finestra, che peraltro ha un affaccio di servizio e niente di più.
E’ questo veramente un caso?
Proviamo allora a fare un passo ulteriore. La finestra su Napoli e’ un quadro che cambia ogni giorno, con cieli e tramonti sul Vesuvio che vanno avanti da migliaia di anni, da molto tempo prima che qualcuno potesse osservarli, da molto tempo prima che la finestra di Pina li inquadrasse. Quindi possiamo dire senza paura di smentita che lei, seppur goda di quella invidiabile vista, non l’abbia dipinta con le sue mani.
Di fronte alla finestra coperta dello studio al contrario,si trova una tela ( e chissà quante volte è stato così e sarà con innumerevoli altre tele ) che Pina ha dipinto dal nulla e che perciò a, a suo modo, è anch’essa una finestra sul mondo, quello suo personale, passato, presente e futuro: come potrebbe allora dipingere Pina il suo mondo personale se avesse nello studio la finestra che inquadra Napoli come incorniciasse un dipinto? La prima finestra, quella coperta ogni volta da un quadro, sembra escludere la seconda, quindi è per una ragione ben precisa, per una necessità intima che una respinge l’altra. Ecco allora che finalmente possiamo rispondere alla nostra domanda: non si può parlare di un caso, di una casualità nel rapporto tra gli spazi del vivere e gli spazi del dipingere.
Ma forse che il dipingere non faccia parte del vivere o sia altra cosa da esso?
Non posso infatti giustamente affermare che Pina dipingendo viva o che il dipinto sia stimolato dalla sua esistenza?
Certamente che è così, il quadro non le viene inviato dal cielo, né appare come fosse una visione miracolosa o la veduta secolare di Napoli e del Vesuvio,ma Pina il quadro lo deve aiutare a venire alla luce, toccare, si deve sporcare col colore, annusare l’odore dell’olio e via dicendo. E inoltre i suoi stati emotivi ne determinano ogni volta sfumature, tonalità, linee scritte e tanto altro ancora.Quindi da un lato il dipinto è innegabilmente parte della sua esistenza, dall’altra è qualcosa che se ne distingue e che rifiuta di condividere lo stesso spazio del quotidiano. E’ evidente poi che la sua pittura, che al momento possiamo definire astratta, non sembra aver niente a che fare con quello che la pittrice vede e osserva e vive nel suo quotidiano ( niente ad esempio con la veduta della finestra su Napoli) ,ma d’altra parte Pina, che sente e vive il suo quotidiani, è anche la stessa pittrice che dipingono quei quadri che se ne astraggono.
Dobbiamo allora sostenere che queste opere siano il segni di una discontinuità , di una scissione, di una separazione tra l’esistenza di Pina e la sua arte?
Difficile, stando così le cose , dare una risposta. Immaginiamo che una mente superiore alla nostra, una sorta di occhio divino trascendente, sappia calcolare tutte le sfumature emotive e inconfessate di Pina, le sappia soppesare, quantificare, sia a conoscenza dei suoi pensieri, dei suoi sogni, dei suoi impulsi più intimi.Per questo occhio divino ogni dipinto sarebbe come un libro aperto e completamente leggibile proprio come un processo fisico reale, come un esperimento con atomi e onde elettromagnetiche, e ogni suo quadro risulterebbe essere un fenomeno non più casuale e imprevedibile, ma del tutto chiaro e di per sé evidente. Per fortuna ( e per disgrazia) però, questo occhio onnisciente non esiste e se esiste a noi non è dato sapere, con la conseguenza, di per sé felice, che ogni dipinto di Pina rimane un mistero, un enigma da svelare, un libro intraducibile anche per lei, affidato alla sensibilità nei lei che dipingere di noi che osserviamo o di chi ne scrive.
Una certezza avremo allora raggiunto, che cioè ogni suo dipinto è una finestra che apre direttamente sul suo, anzi sui suoi paesaggi interiori, fatti di seducenti rossi, di neri drammatici e densi, bianchi spettrali e pastosi , di linee di colore tremolante e fragile, di graffi più rudi e liberatori. Paesaggi che sono finestre immateriali di altrettante abitazioni e studi privati immaginari, molto più vasti e indistruttibili di abitazioni e studi reali, ma veri e propri paesaggi illimitati, dove si capisce che i limiti della cornice della tela non sono che soste momentanee di un viaggio senza meta e senza termine, in cui ogni quadro finito nasconde già il prossimo di là da venire, che del precedente è un’ eco che si amplificherà per le vallate circostanti. E’ tutto questa senza che alcun motivo determinato sia in grado di spiegarli , protetti in ciò da un segreto che è anche , a ben vedere, l’unico elemento reale di questi paesaggi che si richiamano uno dopo l’altro, uno grazie all’altro, uno nell’altro.
Non c’è un sentiero prefissato nella pittura di Pina, ci sono dei momenti cuciti assieme come le pezze di coperte trapuntate lavorate a patchwork o quilting,vale a dire combinazioni infinite che solo la sensibilità della mano, dell’esperienza e delle emozioni sanno accostare, secondo una ricetta che non può essere mai scritte né detta ma, nel suo caso, solo dipinta. Dipinta inseguendo un ideale di ordine e di purezza che però la vita non può non graffiare o far vibrare sottilmente.
Per continuare a vedere questi paesaggi allora, a lei basterà soltanto oscurare una finestra e far entrare oltre la luce, di un tipo diverso però da quella a cui siamo abituati……
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